Sabato 15 marzo si è tenuta a Riccione la presentazione del libro “La visione comune eurasiatica” (Anteo Edizioni). Sono intervenuti come relatori il Prof. Rustem Vakhitov (in collegamento), Giulia Lipari, Stefano Bonilauri e Stefano Vernole per il CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo.
Negli ambienti dell’emigrazione russa durante la Prima Guerra Mondiale si formò un nucleo di pensatori che rifiutavano di guardare alla Russia come periferia dell’Occidente e che invece consideravano più vicini alla propria mentalità culture e popoli come quelli degli Slavi orientali, degli ugro-finnici, dei turchi, caucasici, siberiani e nordici fino a prefigurare una civiltà autonoma e a sé stante. Di tale gruppo i nomi più importanti sono: Trubetskoij, Savitskij, Florovskij, Suvcinskij, Karsavin, Vernadskij e già allora previdero un ritorno della Russia ai valori tradizionali e l’affermazione di un mondo multipolare in contrapposizione al tentativo dell’Occidente di imporre valori e norme comuni, a proprio vantaggio, a tutta l’Umanità. Le loro idee si basavano sul superamento dell’eurocentrismo e sul riconoscimento che in Eurasia avrebbero dovuto coesistere in armonia e in parità di condizioni una moltitudine di popoli e culture in virtù dell’appartenenza ad un unico spazio storico e geografico condiviso, concetti poi sviluppati da Lev Gumilev.
I fondamenti della civiltà eurasiatica, mantenuti durante l’evoluzione dello Stato russo, furono: il valore della statualità e di una cultura eurasiatica unificata; il forte potere centralizzato e lo Stato quale famiglia allargata; la conservazione dell’unicità etno-culturale dei territori e dei popoli dell’Eurasia, il concetto del servizio quale desiderio di realizzare un’ideale. Il culto del cameratismo, del collettivismo e della libera scelta degli amici sono intrinseci in tutti i popoli eurasiatici.
I principi economici dell’eurasiatismo degli anni Venti hanno trovato oggi la loro espressione concreta nell’istituzione di un organismo quale l’Unione Economica Eurasiatica (Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Kirgizistan ed Armenia) e il loro logico sviluppo nell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (passata dai 6 membri iniziali Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan ai 10 attuali con India, Pakistan, Iran e Bielorussia più Afghanistan e Mongolia osservatori e altri 14 Stati, dall’Asia al Medio Oriente (tra cui Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Qatar), come “partner di dialogo”, cioè Paesi affiliati all’Organizzazione).
La UEE ha una legislazione doganale unificata e 52 regolamenti tecnici i cui requisiti coprono l’85% dei prodotti che circolano all’interno dell’Unione, ed è completamente autosufficiente per gas, petrolio, elettricità, fertilizzanti minerali, grano, patate e prodotti zootecnici. L’obiettivo è creare un’area comune di approvvigionamento garantito di risorse chiave e uno spazio comune di trasporto e logistica, un’area comune di cooperazione industriale e sviluppo tecnologico facilitati dall’appartenenza millenaria all’Eurasia settentrionale.
Con lo sviluppo interno dell’Eurasia, il percorso terrestre delle merci diverrà significativamente più breve rispetto a quello marittimo e consentirà una forte ottimizzazione dei tempi di trasporto, mettendo fine al dominio tradizionale dei commerci via mare appannaggio delle potenze talassocratiche.





