Il giovane comunista Serghej Sorokin, nacque il 23 giugno 1921, nella regione di Voronez nel distretto Vehnije-Mamonskij, nel villaggio di Verhnjaja Gniluša. Venne chiamato alle armi, presso Mgninskij RVK, nella Regione di Leningrado. Entrò attivamente nell’esercito, nel 1940. Iniziò la guerra come sottotenente in servizio presso V/C P/JA 33-93, tuttavia in seguito alle accese battaglie sul territorio della Bielorussia, contuso, i tedeschi lo presero e lo spedirono nel lager per prigionieri militari. Nel lager conobbe Serghej Pristanskov, ufficiale altrettanto disperato e caparbio, nella Resistenza. Le molteplici prove per tentare la fuga, furono cause di pene severissime e di deportazione, lontano dal fronte, in Italia a Verona. Qui riuscirono a fuggire e grazie all’aiuto dei contadini locali, i nostri amici si trovarono nei distaccamenti delle brigate partigiane, scegliendo di combattere per la libertà comune, piuttosto che fuggire nella speranza di tornare a casa, attraverso tutta l’Europa. Egli entrò a far parte dell’ottava Brigata Garibaldi Romagna ove fu comandante. Dati ricevuti via mail, dall’Ufficiale d’Anagrafe, del comune di Conselice, il giorno 05/12/2012, signora Boldetti Maria Luisa.
All’inizio il tempo passava e si allungava l’attesa per le missioni di combattimento, perché la brigata si stava ancora formando. Contemporaneamente conobbero più a fondo l’Italia, il suo popolo, le sue tradizioni, si fanno degli amici e adocchiano le ragazze. Arrivò però il tanto aspettato momento della battaglia che per poco non si trasformò in tragedia, per l’improvviso scontro, con i partigiani jugoslavi. Inoltre i tedeschi, non permettevano loro, di rilassarsi neanche per un minuto. Tutto cambiò, quando vennero fatti prigionieri alcuni soldati nemici, un cecoslovacco ed un tedesco, i quali erano antifascisti e volevano passare ai partigiani. Grazie al loro aiuto, Sorokin fece una lunga serie di operazioni di travestimento ed infiltrazione nei centri di comando del nemico. Le azioni improvvise e audaci di Sorokin, portano ad una svolta della situazione. Tuttavia i nazisti lo cercano, mettendo una taglia sulla sua testa “bandito Sergio”.
In uno scontro con i tedeschi, Sorokin e Pristanskov, finsero di essere dei prigionieri, con l’aiuto dei tedeschi loro alleati, entrarono nella base dei loro nemici e presero dei prigionieri, proprio coloro che misero su di loro la taglia, senza sparare un colpo.
Tuttavia, in risposta alle azioni dei partigiani, i tedeschi cominciarono ad eliminare i civili, sospettati di complicità con i partigiani: bruciarono le case, fecero saltare le chiese ed in questa lotta disperata, Sorokin riuscì a prendere i nazisti ed a distruggere il loro distaccamento. Malgrado ciò, all’ultimo momento, sotto le sue gambe, scoppiò una granata lanciata da un ufficiale delle SS che sacrificò la sua vita, pur di raggiungere l’audace partigiano russo.
Sorokin si risvegliò nell’appartamento della partigiana Nadia, che gli salvò la vita, nella lunga e difficile lotta contro le infezioni delle ferite. Contemporaneamente la brigata russo-slava di Sorokin, si trovò ad essere circondata dai nazisti, senza il suo comandante, erano circa 200 combattenti, ma senza un comandante esperto e capace.
Sorokin arrivò in tempo nel quartier generale partigiano, i quali pensavano che fosse un fantasma; mentre i tedeschi distribuivano volantini sulla sua cattura e impiccagione! Nella foto vi era uno sfortunato ragazzo del posto che somigliava a lui… Sorokin elaborò un piano tipo tattiche usate nella Regione di Mosca, in questo modo i tedeschi assieme alle camicie nere, caddero in una carneficina. Sembrava che la vittoria fosse vicina, arrivavano i reparti alleati e le forze del Reich si stavano ritirando dietro il vecchio confine austriaco.
Pristanskov, amico intimo e compagno di Sorokin, regalò l’orologio che aveva al polso alla sua amata contadina, perché non si dimenticasse di lui. Tuttavia, nel disperato tentativo di tenere la Regione, i tedeschi attaccarono improvvisamente i partigiani. Prima che il cerchio di chiudesse, Pristanskov prese la decisione di rimanere con la mitragliatrice in mano e coprire lo sganciamento dei propri compagni, sotto il comando dell’ancora debole Sorokin, dopo il ferimento, vietandogli di restare, perché ai partigiani serviva il loro comandante, il “bandito Sergio”!
Pristanskov tenne l’ultima cartuccia nella pistola, per sè. Il suo sacrificio fu utile a salvare gli altri partigiani. I locali seppellirono lui, nel miglior luogo del cimitero comunale, sotto una pietra, sulla quale vi è scritto solamente “Il partigiano russo Giorgio”, di più non sapevano sul loro salvatore. Successivamente arrivarono gli alleati che disciolsero le rimanenze delle guarnigioni tedesche, sfinite dai partigiani.
Sorokin, guarito dalle ferite, ricevette la più alta onoreficenza partigiana, la stella di Garibaldi, dai compagni partigiani. Nonostante i sentimenti verso la sua salvatrice Nadia, scelse di tornare in Patria, assieme ai suoi concittadini. A distanza di 20 anni egli ricevette la visita della delegazione italiana, dei suoi compagni di lotta nella sua terra natale. Promise inoltre di mettere sulla tomba dell’amico caduto Pristanskov, nome e cognome, con tutti gli onori.
Sorokin venne decorato con la “Stella di Garibaldi” e diventò cittatino onorario della città di Firenze, per il suo “Coraggio”, venne pubblicato un libro di 55 pagine “La Stella di Garibaldi” (Voronez, Central’noe Černozemnoe izdatel’stvo, 1969. Riguardo questo libro fu scritto un articolo pubblicato presso “Voronezhskaja Enziklopedija”, nel 2008.
Per i fascisti lui era imprendibile, ma anche in Patria, ebbe dei problemi. Alcuni anni dopo la guerra, gli vennero trovati documenti italiani e lo arrestarono come traditore della Patria.
Dopo la guerra passò un anno e otto mesi in un campo di filtrazione.
Nell’inverno del 1953, la moglie fece un tentativo disperato di liberarlo. Prese gli ultimi risparmi e si diresse da Losovo a Mosca, per cercare di salvare il marito. Ma nell’ufficio “probabilmente del KGB” le risposero : “Ha ricevuto quello che si è meritato”. Allora su consiglio di un ufficiale, lei decise di rivolgersi al compagno Malenkov con regali e piangendo, lei salì le scale fino al terzo piano, nell’ufficio di Georgij Maksimilianovič. Lui la ricevette e le promise che si sarebbe occupato del caso, appena sarebbe ritornato dal “Sud”.
Tre mesi dopo la morte di Stalin, Sergio venne liberato. Gli fu ridato il suo posto di lavoro nel Kolkoz natio e gli pagarono lo stipendio per tutto il periodo in cui rimase prigioniero, un anno e otto mesi.
Nel 1966 entrò a far parte della delegazione che venne in Italia, capitanata dal pilota Mereseyev. In Italia aspettavano “il risorto” Sergio, lo attesero i suoi compagni di battaglia e la Stella di Garibaldi, il ringraziamento del popolo italiano e la cittadinanza onoraria della città di Firenze.
Massimo Eccli
Riferimenti bibliografici:
Mauro Galleni. Ciao Russi [Testo]. Venezia: Marsilio Editore, 2001. p. 94-95. p. 175.
Единая Россия [Электронный ресурс]. URL:
https://voronezh.er.ru/press/newspaper/userdata/files/2015/05/06/9-maya-itog.pdf. (Дата обращения: 18.07.2016).
Мой полк [Электронный ресурс]. URL: https://www.moypolk.ru/soldier/sorokin-sergey- nikolaevich-2. (дата обращения: 08.09.2023);
Fondazione Gramsci [Risorsa Elettronica]. URL: http://archivioresistenza.fondazionegramsci.org/resistenza-gramsci/detail/IT-GRAMSCI- HIST0004-0000507/Partigiani-sovietici.html? index=8&startPage=0&query=sovietici&jsonVal={%22jsonVal%22%3A{%22query%22%3A %22sovietici%22%2C%22startDate%22%3A%22%22%2C%22endDate%22%3A %22%22%2C%22fieldDate%22%3A%22dataNormal%22%2C%22_perPage %22%3A20}}&orderBy=&orderType=asc#n. (дата обращения: 06/07/2019);
(Memoriale ZAMO, numero armadio 196, cassetto 13, nr. id. 70010229921, indirizzo elettronico https://obd-memorial.ru/html/info.htm?id=70010229921 data 16/04/2026)
(https://www.academia.edu/106400284/Serghej_Sorokin_stella_Garibaldina data di visita 16/04/2026).


