Pridnestrovie – Viaggio nel “Paese che non c’è”.

Nel cuore d’Eurasia, incastonata tra la Moldova e l’Ucraina, adagiata sulla sponda orientale del fiume Dnestr, si trova una sottile striscia di terra, un po’ più piccola della Liguria, chiamata “Transnistria” -nome completo: “Repubblica Moldava di Pridnestrovie”-. Questa regione, popolata da circa 450.000 persone, la cui sicurezza è garantita da 1.500 soldati russi, chiede a gran voce di riunirsi alla Madrepatria russa. Anche se formalmente ci troviamo in Moldova -l’auto-proclamata Repubblica di Pridnestrovie è infatti riconosciuta solamente da Abcasia e Ossezia del Sud- di fatto, appena varcato il confine, ci immergiamo completamente in un mondo che è totalmente russo: la lingua parlata, la moneta (il rublo), gli operatori di telefonia mobile, i circuiti di pagamento bancari, e via dicendo.

Di recente, questa piccola repubblica (con un notevole senso dell’ironia i Russi che vivono colà, la chiamano “Il paese che non c’è”) è entrata nell’immaginario collettivo a seguito della storica vittoria per 2-1 della sua compagine calcistica più rappresentativa, lo Sheriff Tiraspol, sul Real Madrid, in Champions League, nel settembre 2021.
Noi l’abbiamo visitata di persona, siamo stati a Bender e Tiraspol -le principali città dove è concentrata la maggior parte della popolazione-, per conoscere da vicino questa realtà al di là di ogni stereotipo o preconcetto. Ciò che abbiamo visto con i nostri occhi è stato profondamente differente da quello che la propaganda del “giardino fiorito” è solita raccontare. Abbiamo trovato un Paese semplice e dignitoso, accogliente ed ospitale. Per iniziare, abbiamo visitato Bender, con la sua maestosa fortezza di Tighina, residenza del Sultano ai tempi dell’occupazione ottomana e oggi adibita a museo. Lì vicino è stato impossibile non rimanere incantati dalla chiesa dedicata a uno degli eroi nazionali russi, Alexander Nevskij.

Ci siamo quindi trasferiti a Tiraspol, dove abbiamo innanzitutto ammirato il murale dedicato al cosmonauta Juri Gagarin, altro eroe nazionale tuttora amatissimo in tutti i Paesi russofoni. E’ stata poi la volta del дом совет, la sede di quello che noi chiameremmo parlamento, imponente palazzo al cui esterno si trova un maestoso busto di Lenin, uno dei tanti che abbiamo incontrato nel nostro viaggio. A proposito di busti commemorativi, vale la pena di ricordare anche quello dedicato all’inventore della maschera antigas, Nikolay Dmitriyevich Zelinsky.

Ma il momento probabilmente più toccante di tutto il viaggio è stato quando abbiamo raggiunto la piazza principale di Tiraspol, Piazza Suvorov. In questo enorme spazio si affacciano monumenti fortemente simbolici, destinati a restare impressi in qualsiasi viaggiatore. Oltre alla statua dedicata al fondatore della città, Alexander Sovurov appunto, vi si trova infatti anche uno dei carri armati che partecipò alla gloriosa battaglia di Stalingrado, con ben impressa su entrambe le fiancate la scritta “за родина”, per la Patria. Ma l’atmosfera di Piazza Suvorov è resa ancora più solenne dal memoriale dedicato ai caduti russi di tutte le guerre. Un luogo sacro dove arde l’eterno fuoco dei caduti per la Patria.
Con il cuore gonfio di commozione, ci rechiamo a pranzo presso una столовка, una mensa popolare dove per pochi rubli consumiamo un abbondante pasto. La nostra visita si conclude quindi nel villaggio della minoranza bulgara di Парканы, dove ancora una volta tocchiamo con mano ospitalità e accoglienza, nel segno di quella sincera fratellanza che ha sempre contraddistinto tutti i popoli che hanno abitato e abitano lo spazio ex-sovietico, nonostante qualcuno in Europa da tempo provi a sostenere il contrario, fomentando fratture e divisioni.

Augusto Marsigliante